SILENZIO SI VOTA

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Il diktat del governo ai mezzi di comunicazione italiani, per natura compiacenti, sembra essere quello di non parlare per nessuna ragione del prossimo referendum costituzionale. Che gli italiani quindi non sappiano dell’intenzione dell’esecutivo di dar vita ad un senato di nominati; della volontà di spogliare le regioni di numerose competenze per riportarle nelle grinfie della burocrazia statale e dell’obiettivo di indebolire la democrazia aumentando il numero delle firme necessarie per indire un referendum popolare.

In Tv si può parlare di tutto: della nuova Italia di Ventura, delle letture preferite sotto gli ombrelloni di Formentera e dalla nuova relazione tra Belen e Borriello, ma non del referendum; non si sa mai che gli italiani si rimettano a ragionare sul futuro.

E’ a tutto questo che come cittadini dovremo pensare quando (ancora non ce lo dicono) saremo chiamati al voto sulle riforme costituzionali. Purtroppo noi abitanti del Bel Paese continuiamo ad avere una pessima memoria e spesso ci dimentichiamo di cosa sono stati in grado di fare i nostri politici. La verità però è che con il referendum abbiamo un’occasione importante, forse unica, per ribadire l’attaccamento alla democrazia e ai valori costituzionali che i nostri padri hanno faticosamente conquistato.

Il presidente del Consiglio credeva che avrebbe vinto la battaglia referendaria a mani basse; ed è per questo che aveva inizialmente dichiarato che, se perdente, avrebbe rassegnato le sue dimissioni. Ora però invece ha cambiato idea fino al punto di sostenere che non sarà l’esito del voto a farlo cadere. Ma dove è finito il Matteo Renzi che, spavaldo, diceva: “Farò il presidente del Consiglio per fare le riforme istituzionali, senza di queste non avrei ragione per occupare questo ruolo”.

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