REFERENDUM: ORA IL GOVERNO HA PAURA

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REFERENDUM: ORA IL GOVERNO HA PAURA

In pochi mesi si è passati dall’arroganza di un esecutivo convinto di essere stato unto dal signore ad un governo piccolo piccolo che sta cominciando a tremare sempre di più in vista dell’appuntamento referendario del 4 Dicembre. La dimostrazione di tutto questo sta nelle dichiarazioni del presidente del Consiglio (che oggi, dopo aver detto il contrario, afferma che non si dimetterà nel caso di una vittoria del No), ma anche nelle manovre di questi giorni finalizzate al palese tentativo di conquistare sostegno per il referendum (risorse per i pensionati).

Evidentemente Matteo Renzi è assolutamente convinto che i cittadini della penisola siano in gran parte degli esseri inanimati senza spina dorsale, che non abbiano un minimo di amor proprio e che siano totalmente sprovvisti di memoria. Forse la sua speranza è che gli italiani si siano dimenticati del Jobs Act, dei regali alle banche e alle multinazionali, del silenzio al quale sono state relegate le opinioni delle minoranze e di molto altro ancora. Purtroppo per il premier però non è così e per rendersene conto basterebbe uscire ogni tanto dai palazzi nei quali si è rinchiuso.

Il cavallo di battaglia della maggioranza per chiedere l’approvazione del referendum costituzionale del 4 Dicembre è sempre stato quello di ridurre i costi della politica, ma anche questo finto punto fermo sta crollando. Come? Basta leggere i bilanci di Palazzo Chigi per rendersi conto che dall’insegnamento del nuovo governo i costi di gestione sono aumentati a dismisura.

La verità è che l’esecutivo è ormai allo sbando e non sa più a cosa attaccarsi. La mossa che attuerà (prevedibile) sarà quella di una campagna di comunicazione a reti unificate (con il sostegno dei propri sodali mediatici) per convincere i cittadini a mettere Sì ad un quesito assurdo attraverso il quale, con una sola x, si modificherebbero ben 47 articoli della costituzione; si darebbe vita ad un Senato di nominati con dei compiti pasticciati e incomprensibili e si ridurrebbe sensibilmente la democrazia nel Paese e la partecipazione diretta dei cittadini. Tutto questo però non accadrà. E da oggi siamo noi a non vedere l’ora che arrivi il 4 Dicembre.

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